Nel numero di gennaio 1983 Time Magazine dedicò la mitica copertina “the man of the year” al Computer. La redazione ritenne doverosa la precisazione “machine of the year“, forse per evitare lo smarrimento nei non adepti di Blade Runner (film uscito lo stesso anno). Si celebrava così, anche in questo modo, la comparsa dell’informatica distribuita che avrebbe sancito il riversamento del potere elaborativo dai grossi CED agli utenti. Sono stati anni dove alla miserabile capacità di calcolo e archiviazione del personal computer si soprassedeva in virtù dello stupore e meraviglia che il nuovo strumento suscitava. Positivismo allo stato puro. Erano gli anni dove le leggi di Moore erano l’oracolo più atteso. Da allora il problema delle aziende, spinte da venditori che sapevano fare il loro mestiere, divenne acquistare informatica, prima di tutto hardware nuovo.

Quando il gioco di cambiare pc ogni piè sospinto venne a noia si era tutti già imbrigliati nella graticola del software proprietario (prima del PC si poteva scambiare tranquillamente tra programmatori di mainframe) sempre più performante e sempre più vorace di risorse elaborative.  Reggi il resto

Il web non è più il terreno esclusivo degli ingegneri e degli smanettoni che, pur privi di titolo accademico, osavano avventurarsi con successo e fama tra codici e linguaggi. Tutti, anche i più lontani da questo territorio, hanno oggi la possibilità, senza mediazione di un figura tecnica, non solo di accedere ma, di utilizzare piegandolo ai propri scopi uno o molti dei servizi presenti sul web in enorme quantità.

E’, come spesso è accaduto nella storia pure breve del web, una realtà già affermata prima ancora che la maggioranza degli utenti di internet potesse avvedersene a pieno. Un bel giorno la trovi ed è lì bella e pronta. Utenti e Aziende ma anche professionisti del web arrivano solitamente impreparati all’evento. Come non vedere, ad esempio, il groviglio in cui sono cadute nel giro di un paio d’anni le web agency che, fino a qualche anno prima, andavano fiere dei propri CMS proprietari. Molte non hanno fatto neppure in tempo ad accorgersi che il movimento open source andava sfornando prodotti di qualità superiore a quanto loro avevano realizzato 10 anni prima e poco o male upgradato. Che dire poi delle più blasonate firme della produzione software mondiale che hanno visto ridursi a un quarto le vendite di alcuni prodotti? Ma questo è un’altro discorso. Reggi il resto

Bad Behavior has blocked 38 access attempts in the last 7 days.

Chiudi
Invia e-mail