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Una Carta Costituzionale per Internet
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Quando sento parlare di internet governance mi si rizzano i pochi capelli. Il pensiero corre preoccupato verso tentativi di ingabbiare, recintare, sorvegliare un luogo libero. Poi mi sveglio … mi accorgo che internet non è più il luogo che era e che gabbie, recinti e grandi fratelli nascono ogni giorno ad opera di governi e imprese con mission più o meno lecite e cmq mai gradite da noi utenti, perchè solitamente dannose.
La rete è cresciuta e si è sviluppata molto efficaciemente, semplicemente gestita tecnicamente dall’ICANN, e allora a cosa ci serve una struttura di “governo” che potrebbe assomigliare più a una struttura di controllo? Abbiamo bisogno di un altro istituto ONU (o simili) che, intriso di burocratismo e spartizionismo, diventi il deus es machina di internet? Perchè dovremmo avere bisogno di nuove regole quando ad internet si applicano già le leggi degli Stati? Confesso che queste sono tra le poche obiezioni sensate che ho sentito dacché il progetto di internet governance si è inesorabilmente avviato dalla prima edizione del World Summit on Information Society (WSIS), svoltosi a Ginevra nel dicembre del 2003. Da quella data una serie di appuntamenti internazionali si sono susseguiti, WSIS Tunisi, il primo Internet Governance Forum (IGF) di Atene 2006, IGF Rio de Janeiro 2007, il primo IGF Italia 2008, fino all’IGF 2009 tenusi a Sharm El Sheikh appena conclusosi (15-18 nov.). Ma siamo certi che ICANN possa, voglia e abbia la capacità di intervenire qualora i diritti dei “netizen” sono messi in discussione da governi o da imprese? Purtroppo abbondiamo di prove che ciò non avviene e che alla struttura di ICANN non possono essere scaricati compiti che non può assumere. Peraltro non è affatto chiaro quale struttura possa assumersi tale onere, e gli incontri IGF e WSIS servono anche a questo.
Ovviamente la questione della governance di internet ha molti risvolti, si può cominciare ad approfondirli cliccando sul sito ufficiale, ma vorrei qui segnalare quella che mi sembra una delle carte più interessanti da giocare in questa partita che, come singoli utenti, ci vede perlopiù soggetti passivi: la Internet Bill of Rights.
L’iniziativa è promossa parallelamente e indipendentemente dalle scadenze e decisioni “ufficiali” ed è basata su una “coalizione sui diritti e principi di internet” formatasi durante il WSIS di Tunisi nel 2006. L’Italia vi partecipa intensamente con ISOC Italia, istituzioni governative e personalità del calibro di Stefano Rodotà. Esplorando il sito ufficiale è possibile formarsi un’opinione sul tema e partecipare al dibattito con il wiki e il blog o la pagina su Facebook.
La “Coalizione” non vuole mettere in discussione i diritti fin’ora sanciti, ma costruire su di essi per meglio applicarli nell’ambiente di Internet. La proposta è di concepire il Bill of Rights come un “set” di documenti differenti, e come un processo in continuo progresso, in piena collaborazione con tutte le altre iniziative nate durante l’IGF che trattano i temi quali: privacy, protezione dei dati personali, libertà di espressione, accesso universale, neutralità della rete, interoperabilità. Insomma le tematiche centrali perchè si possa continuare ad avere una rete libera, o, se volete, com’era e come rischiamo di non avere più.