Dic
8
Reti sociali mediate
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Trovo che, nonostante il proliferare di nuovi termini, inglesismi e luoghi comuni che non grande impegno e creatività alcuni si sforzano di introdurre nel “popolo della rete” permangano buchi inspiegabili nel glossario web. Uno di questi, che tenterò sommessamente di riempire, è il termine con il quale si indicano i social network o le reti sociali ospitati, creati e mediati dal web.
Prima che i media, stampati e televisivi in particolare ma anche i media della rete, si occupassero della questione appiattendo, con il loro tipico pressappochismo, ogni dibattito ed elaborazione le definizioni in questione erano appannaggio quasi esclusivo di pochi abitanti della rete e, soprattutto, delle discipline antropologiche, sociologiche ed economiche. Le reti sociali esistono da sempre ed in ogni civiltà umana. Esistono anche in alcune specie animali in primis negli altri primati (leggi scimmie) e quindi non sono state inventate a Mark Zucherberg. Reggi il resto
Nov
30
Facebook has broken?
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Solitamente annunciare la disfatta di qualcosa o qualcuno gli allunga la vita, così mi astengo dall’essere lapidario e mi chiedo: facebook ha rotto? I dati pubblici ci dicono che così non è. Gli utenti crescono a ritmi sostenuti e sarebbero, secondo i dati forniti dal sito stesso, 300 mln a settembre 2009 ed erano 200 mln appena 4 mesi prima. Diamo per buono il dato, anche se è buona norma dubitare, soprattutto per le imprese in cui il valore percepito, (Facebook sembra essere stimato 10 MLD di dollari) potrebbe superare il valore reale.
Per rispondere alla nostra domanda il dato interessante sarebbe poter disporre di analisi indipendenti sul comportamento dell’utente facebook. Cosa dovremmo andare a vedere? Prima di tutto dobbiamo considerare che il valore di un sito di network sociale vale quando vale l’attività di condivisione di contenuti posta in atto dagli utenti stessi. Se tutti gli utenti di trasformassero in spettatori (lurkers) e i produttori di contenuti si riducessero a zero il social network morirebbe. Desiderando stabilire il valore della condivisione di contenuti dovremmo cosiderare una misura quantitativa e una qualitativa. La misura quantitativa è già piuttosto difficile da reperire come dato disaggregato, non come semplice “abbiamo 1000 discussioni”. La misura qualitativa è improba, anche se, a ben guardare, proprio da questo aspetto dipende molto del valore reale di un network. In ogni caso è il comportamento degli utenti di un network a dare una prima misura del valore reale e delle prospettive di crescita future di un social network. Potrebbe interessare eserciti di sociologi / psicologi / markettari eppure, proprio per il valore strategico del risultato, è un’attività praticamente impossibile. Non vengono comunicati dati ne possiamo disporre di ricerche approfondite su Facebook.
E questa è una cosa abbastanza grave visto che parliamo di un fenomeno planetario che cmq coinvolge masse enormi di persone. Fenomeni con rilevanza estremamente minore vengono vivisezionati da analisti di ogni disciplina, perchè questo non accade o almeno non accade con altrettanta serietà, per i grandi aggregatori 2.0?
Esiste una ricerca, commissionata dalla stessa Facebook a due ricercatori interni, e pubblica perchè presentata durante il congresso mondiale sull’interazione uomo-macchina svoltosi a Boston in aprile di quest’anno. Il campione estremamente ampio, 140.000 utenti, è stato selezionato includendo solo i nuovi utenti. Numericamente un campione del genere sarebbe impensabile in qualunque indagine di marketing invece, grazie alla possibilità di analizzare i log di attività di ciascun utente, è relativamente semplice operare ovviamente anche su campioni più vasti.
La domanda posta ai ricercatori era qualcosa del genere: “quali sono gli indicatori che permettono di prevedere i comportamenti dei nuovi utenti?” Che è un modo per dire “ci sono modi per sapere se un nuovo utente sarà profittevole?”
Da quel che si legge i risultati della ricerca sono sostanzialmente due e piuttosto ovvi: hai amici che postano commenti? ne posterai anche tu; ricevi feedback da altri utenti fin dai primi contenuti? continuerai a produrne. Bella scoperta.
Sono molti i segnali di stanchezza che si possono percepire tra gli utenti. Censure, controllo, appiattimento dei contenuti e una diffusa percezione della mancanza di un fine reale a tanta fatica profusa per gestire la propria pagina, producono sovente abbandoni di fatto anche se quasi mai giungono alla cessazione dell’account (attività per altro un tempo complessa anche se di recente è stata migliorata).
A quando un’indagine seria su FB? Forse si tratta solo di attendere, credo che la domanda se la pongano in modo esplicito prima di tutto i pianificatori di budget pubblicitari che hanno permesso un utile di quasi 500 mln di dollari portando in attivo il bilancio di esercizio di Facebook già quest’anno.
Ps: Stralci di post a caso su facebook (per gli amici detto anche feis, faccialibro, feisbuc, etc.): “non si va alla ricerca reale del compagno del tempo che fu, si va alla ricerca della vittima alla quale sbattere in faccia i successi.” “anche io vorrei avere un tasto che gli urli qualcosa come Sei una merda cagata male o Culllloooo stile Derelits.” ”di FB adoro i regalini tipo quelli di Hello Kitty e fare i test idioti…!!!” “La mia Pink’O'Pallin è un pò trascurata, ma conosco un ragazzo che vive solo di quel giochetto (lo so perché ogni 3 secondi mi arriva l’avviso che TIZIO è venuto ad abbracciarmi l’animale rosa…e che magari in un’ora è riuscito ad arrivare al livello 400 partendo dal livello 10…pazzesco)” “per questo ho FB e nn un Blog: meglio che le mie dita nn siano libere… molto meglio per tutti! Se parlassi io pubblicamente (e liberamente), sai quante vite perfette potrei distruggere?”
Certo si potrebbero fare esempi diametralmente opposti. Voglio solo sostenere che non ne sappiamo abbastanza.