Fino a 2-3 anni fa il WiMax era sulla bocca di tutti, almeno fino a quando, nel febbraio 2008, si è chiusa la gara di assegnazione di 35 frequenze sui 3.4-3.6 Ghz. Un incasso di 136 mln di euro, niente a confronto della gara Umts ma pur sempre una cifretta, pari al triplo di quanto incassato dalla Germania, oltre 10 volte l’incasso della GranBretagna. Grandi proclami all’avvio poi più nulla. Il WiMax da speranza anti digital-divide e per un mercato delle TLC concorrenziale e moderno, si è trasformato in chimera. Oggi sembra già tecno-trash e nessuno ne parla più. Pochi operatori attivi, pochissimi investimenti, zero diffusione dei dispositivi utente atti ad accedere alle frequenze. E dire che il bando di aggiudicazione “impegnava” gli assegnatari a una “significativa copertura territoriale” entro 30 mesi. Beh, ne sono passati 17 e cosa è successo?
Sembrano essere pochi gli operatori attivi e quei pochi non chiedono certo la visibilità degli altri operatori TLC su reti diverse. Retelit, ad esempio, sembra offrire la soluzione WiMax in provincia di Parma e in alcune aree di Milano nonostante possieda una licenza di tipo B (tutto il Norditalia e parte del Centro) dal costo di oltre 23 mln di euro. Ariadsl Spa, un altro esempio, posside l’unica licenza valida su tutto il territorio nazionale (costata circa 50 mln di Euro) ma sembra stia lavorando solo in Umbria.
In pratica, in Italia la copertura delle reti WiMax è a macchia (di un leopardo poco maculato) e, secondo alcune stime, si contano appena 20.000 utenti sul territorio nazionale.
C’è da chiedersi: cosa blocca queste aziende, che hanno investito tutte cifre ragguardevoli, dal far muovere il business e offrire servizi all’utenza italiana? Qualunque impresa che investa milioni di euro farebbe di tutto pur di velocizzare i tempi di rientro del capitale investito ma nel settore del WiMax sembrano accontentarsi di un mercato da 20.000 utenti, suddiviso in 15 imprese apparentemente operative.
E’ un problema di tecnologie? Non sembra, l’interconnessione con il WiFi è semplice e in USA dove il WiMax esiste e copre vaste aree è in commercio perfino l’iPad con nativa l’antenna WiMax.
E’ un problema di mercato? Dovrebbe essere il contrario, visto che l’Umts/Hspa è praticamente al collasso per il troppo traffico generato dagli utenti. Il WiMax poi ha indubbi vantaggi di capacità di trasporto, 7Mbit vs 2Mbit, rispetto all’Umts e spesso anche vs Adsl, potendo saltare il doppino telefonico Telecom, fonte di svariati problemi di trasporto e limite obiettivo alla diffusione di una banda larga realmente godibile.
Purtroppo, però, sembra che il mondo WiMax italiano abbia abbandonato l’idea di porsi come un’infrastruttura capillare, alternativa a quella tradizionale. E procede fin troppo lentamente da non creare sospetti nei malpensanti verso la sua reale vocazione, la connessione in  mobilità.
Non conosco i piani industriali degli operatori WiMax ma, quel che è certo, è che questa situazione crea un grave danno all’utenza e al sistema Italia. Calabrò (AGCOM) non le pare il caso di richiamare le aziende assegnatarie ai loro impegni? Aspettiamo altri 13 mesi per scoprire che si è fatto poco o nulla?

L’investimento pubblicitario su internet nei primi 8 mesi dell’anno ha registrato una crescita del 17.7% in Italia. Primi inserzionisti sono l’editoria con un + 58,5% e automotive (+27,3%). Le aziende attive sono state il 27,4% in più rispetto al 2009.
Si confermano quindi i trend già visti negli ultimi due anni e, anzi, si registra un aumento superiore alle aspettative.
La situazione del web adv si inserisce in un momento complessivamente florido per la raccolta pubblicitaria in Italia che ha fatto segnare, nei primi 8 mesi una crescita del +4,8% rispetto al 2009 superando i 5,3 miliardi di Euro. La fotografia del mercato, effettuata da Nielsen, dovrebbe far riflettere quanti stanno pensando a forme di paywall per i propri contenuti web; quantomeno per l’immediato futuro.

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