Ieri 9 agosto Google e Verizon (uno dei principali operatori di telecomunicazione americani) hanno pubblicato un documento contenente proposte comuni sul tema della Net-Neutrality. Il documento riassume le richieste presentate alla FCC* americana per la definizione di un nuovo quadro regolatorio di internet “affinchè Internet resti un network aperto”. Questi gli obiettivi (dal blog di Google) :
1. Gli utenti devono essere liberi di scegliere quali contenuti, applicazioni o dispositivi usare, dal momento che l’apertura è stata decisiva per l’innovazione esplosiva che ha reso Internet un mezzo rivoluzionario.
2. Gli Stati Uniti devono continuare ad incoraggiare sia gli investimenti che l’innovazione a supporto dell’infrastruttura di banda larga; ciò è imperativo per garantire la competitività a livello globale.

Al punto 1 una dichiarazione di principio giusta, quasi scontata, e al punto 2 una richiesta legittima. Allora dove sono le ragioni di preoccupazione? Reggi il resto

Il prossimo Internet Global Forum si riunirà a Vilnius a metà settembre. Vi parteciperanno delegazioni nazionali ufficiali certamente apportatrici di tanti bei contribuiti sulla libertà di accesso e la neutalità. Nel frattempo Google cede alla Cina, RIM (quella di Blackberry) all’Arabia Saudita. Ovvero l’internet governance dei fatti la stanno imponendo le grandi strutture globali che pur di mantenere i mercati non esitano a vendere gli utenti al miglior offerente e ai Governi.
In Italia, nel nostro “piccolo”, il Ministro Brunetta lancia il suo documento “beta” di definizione della “internet governance”, tirando in ballo l’inconsapevole sardo Azuni. Un documento che, badate bene, tutti potranno discutere e commentare o emendare per ben 30 giorni in questo agosto, tradizionalmente il mese in cui gli italiani hanno l’attenzione concentrata sul tema. Reggi il resto

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