A tre giorni dal deposito della sentenza di condanna di due dirigenti di Google Italia il giudice Masi è stato oggetto di minacce via fb. Un atto stolto e grave. La sentenza può e deve far discutere, può anche sollevare contestazioni ma, il Giudice ha agito secondo diritto.

Sembra difficile sostenere per Google il ruolo di un mero “trasportatore passivo”. Google infatta tratta i dati perche indicizza, associa e contestualizza con i contenuti (dati) i messaggi pubblicitari ottenendone il giusto lucro. D’altra parte è impensabile e ridicolo pretendere un controllo preventivo sulla liceità dei contenuti da parte di chicchessia perchè, oltre ad essere impossibile tecnicamente, ne andrebbe della libertà di espressione, della libertà d’impresa e, di fatto, anche della tutela della dignità delle persone.
Pertanto IL problema è la Legge sulla Privacy che, nella sua attuale formulazione attribuisce ingiuste e stupide (ma oggi non illegittime) responsabilità ai gestori di servizi di sharing. Pur dubitando delle capacità, della celerità e soprattutto della volontà di buona parte dei nostri legislatori, dovrà essere chiesta a gran voce una revisione di norme ormai inappropriate a governare la realtà.

Una revisone normativa che comprenda il giusto diritto di ciascuno alla tutela della proprio privacy e l’indispensabile agibilità della libera espressione e della circolazione delle informazioni (in senso tecnico non di merito) su internet.

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