Feb
27
Ancora sul caso Google
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Come era prevedibile fa molto discutere in rete la sentenza del Tribunale di Milano che ha condannato in primo grado tre dirigenti di Google. Tralasciamo le ipotesi sconnesse che circolano in rete, inaccettabili perchè le motivazioni della condanna non sono ancora state depositate. Come ho già avuto modo di scrivere il punto è il seguente: Google, con il servizio Video, è un intermediario passivo che offre un puro servizio di interconnessione e hosting o tratta i dati?
Matt Sucherman, VP and Deputy General Counsel - EMEA di Google, in un post del 24 feb. su Google Italia Blog giudica che “in sostanza questa decisione significa che i dipendenti di piattaforme di hosting come Google Video sono penalmente responsabili per i contenuti caricati dagli utenti” Prosegue citando a sostegno la legislazione europea che “è stata definita appositamente per mettere gli hosting providers al riparo dalla responsabilità, a condizione che rimuovano i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza“.
Oggi, su Radio 24 è andata in onda una intervista al Procuratore Aggiunto Alfredo Robledo che ha seguito le indagini e qualche argomento in più c’è per far luce sulla vicenda. Secondo il dr Robledo, Google Video tratta i dati perchè “non si limita a mettere in comunicazione i soggetti in modo indifferente ai contenuti da loro immessi, come fa eBay per esempio, ma trae un vantaggio economico dai contenuti che veicola con il servizio di Google Video e così tratta i dati“.
C’è evidentemente una diversità di interpretazione dell’attività di Google tra l’azienda e i Giudici di Milano. Se da un lato è palese la ragione dell’interpretazione, diciamo “restrittiva” al ruolo di semplice hosting, che Google dà della propria attività d’impresa per i contenuti Video, dall’altro non è altrettanto chiaro come i Giudici siano giunti a definire “trattamento” il lavoro che Google compie sui dati. E’ anche il paragone, per caso contrario, con eBay che lascia perplessi.
Ammettendo che si dia la forma di “trattamento”, ad esempio con indicizzazione e contestualizzazione dell’advertising come fa Google, si aprirebbe un problema enorme di applicabilità della norma. E’ impensabile che Google, come chiunque altro, abbia un controllo ex-ante dei contenuti generati dall’utente.
Feb
25
Google condannata: sentenza che può far discutere
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Tocca nel vivo uno dei problemi più attuali di internet la sentenza del tribunale di Milano che ieri ha condannato tre dirigenti di Google Italy per violazione della privacy. Il procedimento si riferisce alla vicenda, datata 2006, della pubblicazione su Google Video (servizio oggi sospeso a favore di YouTube acquistato da Google nel giugno 2006) di un filmato che mostrava un minore autistico insultato e picchiato da quattro coetanei all’interno di una scuola di Torino.
Ai dirigenti sono stati inflitti mesi 6 di reclusione, con il beneficio della condizionale, per “violazione della privacy”, mentre sono stati assolti dal reato di diffamazione. Ricordiamo che i responsabili, gli autori del video, sono stati condannati in altro procedimento, in virtù della minore età, a 11 mesi di lavori socialmente utili.
La vicenda ha suscitato anche la reazione dell’ambasciatore USA in Italia David Thorne: “Pur riconoscendo la natura biasimevole del materiale - precisa l’ambasciatore - non siamo d’accordo sul fatto che la responsabilità preventiva dei contenuti caricati dagli utenti ricada sugli internet service provider”.
Per la Legge italiana questo genere di responsabilità ricade su chiunque gestisca un blog o un sito, che viene oggi equiparato ad un editore. Reggi il resto
Feb
4
Si è appena conclusa a Milano la presentazione del 3° Osservatorio Multicanalità presso al School of Management del Politecnico dal titolo “Multicanalità: orgoglio o pregiudizio?“. Il dato più eclatante? Nei processi di informazione, relazione, condivisione e acquisto che misurano il rapporto di coppia brand/pubblico si sono affermati nuovi paradigmi che ormai coinvolgono il 40% della popolazione italiana. Circa 8.5 milioni di persone vivono nei confronti dei brand una dimensione co-creativa. I dati si basano su ricerche sul campo condotte da Nielsen per l’Osservatorio.
Il tema merita giustamente l’attenzione delle imprese di ogni dimensione perchè, anche se non tutti se ne sono accorti, qualcosa sta cambiando e molto rapidamente.
Innanzi tutto cosa si intende per “multicanalità” in comunicazione? E’ la capacità di disegnare un’esperienza di marca agendo su più punti di contatto, su più contingenze interattive e co-creative. Non basta più considerare linearmente i diversi canali di comunicazione e realizzare un efficace media-mix per creare una efficace relazione con il pubblico. Non si tratta più di aggiungere il “nuovo” canale al vecchio adv. Reggi il resto