Gen
16
Google vs Baidu
Archiviato in internet governance
Google dichiara di essere stata oggetto di attacchi informatici dalla Cina indirizzati a violare le caselle Gmail di attivisti dei diritti umani e rincarando la dose, David Drummond, il responsabile per gli affari giuridici di Google: “non abbiamo l’intenzione di continuare a censurare i nostri risultati“. In molti si chiedono le ragioni di questa battaglia, altri tracciano ipotesi sul futuro di google.cn, si ritirerà o sarà fatto sparire dal mercato cinese, il primo al mondo per numero di utenti? Ma siamo certi sia solo questo?
Google offre una versione cinese del motore fin dal 2000 ma, è solo nella primavera del 2006 che nasce google.cn accolto in occidente da un coro di critiche (anche interne alla compagnia stessa) per aver siglato un accordo che impegnava il motore a filtrare i risultati secondo i principali dettami della censura. La decisione di escludere i risultati su temi sensibili, come le riforme democratiche, l’indipendenza di Taiwan o sul movimento Falun Gong, o sui fatti di Thien An Men del 1989 è particolarmente discutibile per una società dedicata a rendere le informazioni “universalmente accessibili”. L’unica soddisfazione, offerta all’utente cinese, è l’impegno a dichiarare quando i risultati sono stati filtrati. Google dichiarava cmq di voler garantire la riservatezza dei dati personali su Gmail e sulla piattagorma Blogger. Nel settembre 2007 Google riceve la licenza dal governo cinese e non si fanno attendere le accuse degli attiviti dei diritti umani rivolte anche a Microsoft e Yahoo.
Google è il motore di ricerca più popolare al mondo, ma in Cina spopola Baidu.cn e così il successo crescente di Google, MSN e Yahoo in Cina crea tensioni di mercato con la conseguente perdita di quote del campione nazionale cinese. Ecco che il governo interviene accusando, un anno fa, il primo e più temibile concorrente, Google, di favorire la pornografia. Gli fanno eco i media ufficiali, le continue difficoltà della rete cinese a risolvere il dominio di Google.cn e di Gmail e cause in tribunale per abuso di copyright su romanzi di autori cinesi.
Sfiancata da uno stillicidio di attacchi, tipicamente cinese, Google annuncia il 13 gennaio di essere pronta a ritirarsi dal mercato. Il 14 gennaio gli fa eco Hillary Clinton Segretairo di Stato chiedendo spiegazioni al governo cinese che nel frattempo accusa Google di trincerarsi dietro questioni inesistenti per nascondere solo problemi di mercato.
Per ora la partita sembra averla in mano Baidu, pronta a sfruttare in solitaria il ricco mercato dell’adv e degli annunci personali in Cina.
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Un commento a “Google vs Baidu”
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Ieri Hillary Clinton ha rincarato la dose: “Abbiamo una responsabilità. Principi come la libertà di stampa non sono solo nostri, sono valori universali. Google non deve chiudere, le autorità cinesi dovranno avviare una inchiesta, minuziosa e trasparente sui recenti casi di pirateria osservati nel paese”.