Gen
22
Il viral mktg del casolin
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C’è qualcosa che non mi convince nel cosiddetto viral marketing, guerrilla marketing, tribal marketing. Le premesse, sulla perdita di autorevolezza della comuncazione tradizionale, sono serie. La valutazione secondo la quale il passaparola è la forma più efficace per ottenere consenso è ragionevole, benchè non proprio una novità (lo sapeva anche mio zio che faceva il casolin*). Quello che non mi convince è l’etichetta “virale” che viene attribuita ad ogni iniziativa basata su forte impiego di creatività (non necessariamente efficace) che esca dall’advertising classico. Virale è un termine abusato e in un pianeta dove le parole sono in sovrabbondanza, smarrirne il senso è pericoloso.
Tornando a mio zio, che la sapeva lunga in fatto di crm, una cosa è certa: il passaparola per lui doveva tradursi in azione. Ovvero l’azione di mktg (es: prima di venderti qualcosa te la faccio sempre assaggiare) doveva portare, tramite il passaparola (quasi l’unica forma di comunicazione che conosceva, visto che per lungo tempo non ha avuto neppure l’insegna sopra la vetrina), altri clienti in negozio in modo “virale”. E cosa ci va a fare un cliente in negozio? Compra, che altro sennò? Reggi il resto
Gen
16
Google vs Baidu
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Google dichiara di essere stata oggetto di attacchi informatici dalla Cina indirizzati a violare le caselle Gmail di attivisti dei diritti umani e rincarando la dose, David Drummond, il responsabile per gli affari giuridici di Google: “non abbiamo l’intenzione di continuare a censurare i nostri risultati“. In molti si chiedono le ragioni di questa battaglia, altri tracciano ipotesi sul futuro di google.cn, si ritirerà o sarà fatto sparire dal mercato cinese, il primo al mondo per numero di utenti? Ma siamo certi sia solo questo?
Google offre una versione cinese del motore fin dal 2000 ma, è solo nella primavera del 2006 che nasce google.cn accolto in occidente da un coro di critiche (anche interne alla compagnia stessa) per aver siglato un accordo che impegnava il motore a filtrare i risultati secondo i principali dettami della censura. La decisione di escludere i risultati su temi sensibili, come le riforme democratiche, l’indipendenza di Taiwan o sul movimento Falun Gong, o sui fatti di Thien An Men del 1989 è particolarmente discutibile per una società dedicata a rendere le informazioni “universalmente accessibili”. L’unica soddisfazione, offerta all’utente cinese, è l’impegno a dichiarare quando i risultati sono stati filtrati. Google dichiarava cmq di voler garantire la riservatezza dei dati personali su Gmail e sulla piattagorma Blogger. Nel settembre 2007 Google riceve la licenza dal governo cinese e non si fanno attendere le accuse degli attiviti dei diritti umani rivolte anche a Microsoft e Yahoo. Reggi il resto