Dic
27
Cartolina d’auguri
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Dic
27
Problemi 2.0: gli account online (1)
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Il web 2.0, l’internet partecipativa ci chiede di registrare i nostri dati per ottenere credenziali di accesso (account) in quantità. Quotidianamente dobbiamo compilare form e gestire id e pw per poter effettuare molte delle operazioni necessarie ad utilizzare appieno le funzionalità del “nuovo web” (per dirla con Seth Godin). La gestione può essere un effettivo problema, soprattutto quando dobbiamo cancellare un account che non desideriamo più avere. Esistono tools che ci aiutano nella gestione, o facilitano il riempimento delle form, mentre non c’è ancora una soluzione davvero efficace per la cancellazione: come vedremo (3) esistono alcuni accorgimenti utili che ci possono aiutare.
Problemi di gestione a parte, esistono anche questioni di privacy e sicurezza che devono farci considerare attentamente la questione. Nella gestione account ci sono tre momenti da considerare, creazione, gestione, cancellazione, ne scriverò in tre post distinti.
Il momento della creazione di un account online è il più semplice e, moltissimi tendono a trascurarlo, eppure già da qui nascono i primi errori. Reggi il resto
Dic
21
Le difficoltà di Wikipedia e le altre
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“Wikipedia parla della capacità delle persone come noi di fare cose straordinarie. È gente come noi quella che scrive Wikipedia, una parola alla volta. È gente come noi che la sostiene. È la prova della nostra collettiva capacità di cambiare il mondo. […] Tu sei parte di questa storia: fa’ oggi stesso una donazione“ Questo è un estratto dell’appello che Jimbo Wales fondatore di wikipedia lancia ai suoi quasi 350 milioni di utenti mensili. Le difficoltà economiche di quello che è uno dei primi dieci siti al mondo erano note, se vogliamo una costante nella storia del progetto. Oggi la situazione si è aggravata e il fondatore lancia il suo appello, con stile molto “american-utopistico” se vogliamo ma, credo valga la pena di accoglierlo (con l’occasione del Natale).
Nessuno, neppure i detrattori, può negare che Wikipedia sia una delle esperienza 2.0 più significative e importanti del panorama, ancor povero, del web 2.0 che conosciamo. Il progetto Wikipedia nasce nel 2001 come spinoff di un altro progetto enciclopedico Nupedia poi chiuso. Reggi il resto
Dic
20
Web 2.0: melma e qualità
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Alcuni anni fa, mi proposi di iniziare il Presidente di un’azienda, per la quale stavamo realizzando un progetto di restyling del sito web (B2B), alla capacità relazionale del 2.0. Fu così che realizzammo un prototipo nel quale erano messe a disposizione degli utenti funzionalità di commento per ogni articolo e un forum riservato ai clienti business (circa 250), dopo un adeguato studio realizzato con il management. Il progetto fu bocciato dal Presidente, che aveva preteso (capendone il valore) l’ultima parola sulla questione, e realizzammo la versione “1.0″ che ci eravamo comunque preparati. Purtroppo, a parte una grafica certamente più adeguata e l’ampio uso di multimendialità, non era sostanzialmente diversa dal vecchio sito. Il Presidente bocciò la proposta “2.0″ con il commento: “blog e forum sono per ragazzini perditempo non per imprenditori che di tempo non ne hanno; se diamo la possibilità di commentare raccoglieremo solo melma.” Più avanti cambiò idea… Reggi il resto
Dic
18
Lo spazio del web 2.0
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Seguire i twitt di un amico, leggere gli ultimi scritti dei blogger che ti interessano, controllare la posta elettronica (eheh mi piace questo termine mi riporta indietro) rispondere a messaggi provenienti dai media più disparati, chattare, settare feed, integrare widget, postare su un blog, gestire gli amici in Facebook, leggere articoli di approfondimento magari in una lingua che non è la tua, impadronirsi di una nuova applicazione, caricare foto su flickr, segnalare un articolo sull’aggregatore di fiducia, gestire il proprio blog, far crescere un social network, ecc. ecc. sono tutte attività che occupano una quantità di tempo enorme, alcune ore, ogni giorno. Io ci spendo mediamente 2 o 3 ore, non ho mai fatto un calcolo preciso. C’è chi invece si è preso la briga di calcolare in 100.000.000 di ore uomo il tempo impiegato fino ad ora nella creazione di wikipedia, il progetto 2.0 per antonomasia.
Umanamente godiamo di un tempo finito e di una limitata capacità di concentrazione, così, in qualche modo questo diluvio di informazioni ci costringe a limitare le nostre attività, selezionando in modo quasi arbitrario. Reggi il resto
Dic
17
Impressioni su Google Wave
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Accedere a Google Wave è una esperienza che lascia stupiti e perplessi. Si è subito colpiti dall’interfaccia, indubbiamente bella anche se graficamente un po’ forzata … troppo 2.0 dichiarato nell’etichetta per i miei gusti, non certo caratterizzata dalla sua intuitività. Gwave usa parametri di usabilità radicalmente nuovi e non alla portata di utenti poco esperti. E’ molto, molto diverso da quanto siamo solitamente abituati a vedere. Ed anche la sua logica non è proprio trasparente, in prima battuta. Gwave richiede una nuova forma di pensiero in chi lo usa, obbliga ad una riflessione. In questo specifico rappresenta un’arricchimento importante, e una grande nota di merito a chi lo ha immaginato e realizzato battendo strade nuove.
Tuttavia, la prima forte sensazione è che questa complessità rischi di allontanare Google dalla ricetta base che lo ha visto inesorabilmente vincente sui concorrenti: in termini di mktg è la chiarezza del messaggio il punto di forza di G. , fino a oggi. Reggi il resto
Dic
16
Dalle Torri Gemelle al modellino del Duomo
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Un filo sottile rischia di collegare idealmente le disposizioni censorie a carico della rete, paventate dal Ministro dell’Interno Maroni dopo l’aggressione di domenica, e di cui non conosciamo ancora il reale contenuto, con la miopia delle disposizioni del suo predecessore Pisanu (Governo Berlusconi III) quando, a seguito di ben più gravi fatti, emanò nel 2005 misure “antiterrorismo” legate all’accesso alla rete internet.
Il Decreto Ministeriale del 16.08.2005 più noto nel settore semplicemente come “Decreto Pisanu” aveva lo scopo dichiarato di contrastare la possibilità che le nuove reti wireless Wi-Fi potesse fungere da infrastruttura di telecomunicazione per i terroristi nel nostro Paese. La norma obbligava a modalità di provisioning basate sulla identificazione dell’utente, talmente difficili da realizzare praticamente, che ebbe come effetto l’immediato blocco di tutte le attività pubbliche ed economiche basate su questa tecnologia. Reggi il resto
Dic
15
Telecom o non telecom?
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Telecom Italia Spa nasce nel 1994 da un riassetto del gruppo pubblico IRI-STET. Da allora la compagnia di telecomunicazione ha avuto vita facile nel rastrellare il mercato italiano come monopolista, prima pubblico poi privato, ed infine con il ruolo di “incumbent” che è un inglesismo per dire “dominante”. Parallelamente ha avuto vita difficile, nella costrizione esasperante delle relazioni con la politica e con ballerini assetti di maggioranza societaria. Costrizioni che ne hanno marcatamente segnato il destino, privando una delle più grandi aziende italiane di una visione industriale di lungo respiro e manageriale piglio, perchè troppo impegnato a fare finanza e politca anzichè impresa. Nonostante la privatizzazione e grazie alla privatizzazione, presenze ingombranti e assenza ingiustificate rilasciano a catena miasmi verso gli strati più bassi della piramide organizzativa, che fanno della parte operativa di Telecom una sorta di ufficio di collocamento per manager o tecnici strapagati o cmq dal costo fuorimercato, il più delle volte di fatto intermediati da terzi con la formula del “body rental” e, con la negoziazione di commesse esterne spesso ingiustificate, un serbatoio di potenziale corruttela e profitti incomprensibili in un regime di mercato. Reggi il resto
Dic
14
La nuova icona berlusconiana
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L’aggressione per fortuna senza conseguente fisiche serie, contro Berlusconi, avvenuta per mano di un presunto squilibrato, ci offre uno spunto di discussione basata su un inedito. Ad essere inedita invero è la nuova icona berlusconiana. Quel viso sanguinante, quell’espressione fissa, quello sguardo nel vuoto che lui stesso offre consapevolmente alle telecamere, quando esce dall’auto su cui era appena stato ricoverato, comunica in modo radicalmente nuovo l’uomo Berlusconi.
Di tutto ci potevamo aspettare, anche se si dice, storicamente, che il re deve contemplare il reggicidio, fuorchè vedere Silvio Berlusconi in quella maniera. E questa nuova icona berlusconiana ”buca” lo schermo e interviente prepotentemente anche nel marketing politico. Non mancherà di influenzare, in qualche modo, l’elettorato.
Come influirà quella maschera sanguinante sulla percezione che di Berlusconi ha il suo stesso elettorato? Sarà vissuta come la rappresentazione della ”passione” del santo cristiano trafitto o piuttosto la tangibile raffigurazione della sua fragilità e in questo modo si romperà l’incantesimo della sua invincibilità?
Dic
10
Del mercato Mobile & Wireless
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Il rapporto di Assinform e Politecnico di Milano, pubblicato il 26.11.2009, sul mercato Mobile & Wireless business riscontra che il valore complessivo nel 2008 è stato di 3.540 milioni di euro, in crescita del 17% rispetto al 2007 e di circa il 34% se confrontato con il 2006. Notizia positiva, soprattutto se rapportata all’andamento statico del mercato IT e TLC di questi anni.
L’informazione appare meno confortante quando, analizzando i dati, verifichiamo come il mercato M&W sia sostanzialmente un mercato fatto di hardware e connettività per il 90%. Tutti i principali operatori indicano che “vi è grossa difficoltà nel far percepire il valore della componente immateriale del progetto Mobile & Wireless (l’applicazione, il software, il servizio, la soluzione) rispetto alla componente più materiale, l’hardware”. Certamente, senza un forte aumento della diffusione dei dispositivi hardware e dei servizi di connettività, il mercato delle applicazioni non potrebbe decollare e quindi possiamo considerare questo come un necessario propedeutico alle vendite di servizi a valore aggiunto. Uno spazio in un mercato immaturo, aperto anche alle comunità di sviluppatori italiani che lavorano attorno, ad esempio, a progetti come Android o iPhone.
Attenzione però nella redazione dei business plan, perchè lo spazio è più piccolo di quel che sembra a prima vista guardando al solo valore aggregato. Il dato infatti accomuna, dal mio punto di vista inspiegabilmente, le vendite di oggetti tipicamente “mobile”, come gli smartphone, a oggetti tipicamente”nomadici”, come i notebook che rappresentano il 40% del valore del mercato.
Trovo che la necessità di fare distinzione tra “mobile” e “nomadico” sia questione annosa e tutt’altro che peregrina.
Dic
9
L’ICT che non aiuta la piccola impresa
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Nel numero di gennaio 1983 Time Magazine dedicò la mitica copertina “the man of the year” al Computer. La redazione ritenne doverosa la precisazione “machine of the year“, forse per evitare lo smarrimento nei non adepti di Blade Runner (film uscito lo stesso anno). Si celebrava così, anche in questo modo, la comparsa dell’informatica distribuita che avrebbe sancito il riversamento del potere elaborativo dai grossi CED agli utenti. Sono stati anni dove alla miserabile capacità di calcolo e archiviazione del personal computer si soprassedeva in virtù dello stupore e meraviglia che il nuovo strumento suscitava. Positivismo allo stato puro. Erano gli anni dove le leggi di Moore erano l’oracolo più atteso. Da allora il problema delle aziende, spinte da venditori che sapevano fare il loro mestiere, divenne acquistare informatica, prima di tutto hardware nuovo.
Quando il gioco di cambiare pc ogni piè sospinto venne a noia si era tutti già imbrigliati nella graticola del software proprietario (prima del PC si poteva scambiare tranquillamente tra programmatori di mainframe) sempre più performante e sempre più vorace di risorse elaborative. Reggi il resto
Dic
8
Reti sociali mediate
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Trovo che, nonostante il proliferare di nuovi termini, inglesismi e luoghi comuni che non grande impegno e creatività alcuni si sforzano di introdurre nel “popolo della rete” permangano buchi inspiegabili nel glossario web. Uno di questi, che tenterò sommessamente di riempire, è il termine con il quale si indicano i social network o le reti sociali ospitati, creati e mediati dal web.
Prima che i media, stampati e televisivi in particolare ma anche i media della rete, si occupassero della questione appiattendo, con il loro tipico pressappochismo, ogni dibattito ed elaborazione le definizioni in questione erano appannaggio quasi esclusivo di pochi abitanti della rete e, soprattutto, delle discipline antropologiche, sociologiche ed economiche. Le reti sociali esistono da sempre ed in ogni civiltà umana. Esistono anche in alcune specie animali in primis negli altri primati (leggi scimmie) e quindi non sono state inventate a Mark Zucherberg. Reggi il resto
Dic
8
Le lingue dei “non convenzionali”
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“Il tema su cui effettuare questa decisione, dipende molto dal tipo di relationship che il brand ha o che vuole costruire/sviluppare con le tribe postmoderne. Ed è qui che risiede l’interrogativo più importante: il Brand è disposto ad effetuare questo salto quantico?” Interessante vero? Parliamone con le “Brand” che conosciamo per vedere se stanno meditando di fare un “salto quantico” verso un nuovo “tipo di relationship” con le “tribe postmoderne”… azz… ma non c’è limite alle dotte iperboli per i profeti del unconventional marketing!
Da quel “tribe postmoderne”, ad esempio, si potrebbe aprire un lungo discorso esegetico per tentare di decriptarne il significato. So che chi legge ha già capito tutto, percui provo a fare un esercizio a mio uso e consumo, che riporto sinteticamente. Le “tribe” sono di per sé “postmoderne”, al limite del tautologico, in quando riaggregazioni sulla base di gusto, olfatto, stile di vita della trapassate e disgregate classi sociali impregnate di fiducia nelle meravigliose e progressive sorti dell’umanità. In ciò esse stesse sono il “postmoderno” per la presa di coscenza che l’equazione moderno=progesso è irrimediabilmente perduta nel pulviscolo della storia. Reggi il resto
Dic
7
Il web marketing turistico dopo qualche anno di inebriante feeling con Expedia inc. sta cominciando a capire che questo servizio costa molto, spesso più di quello che rende. E soprattutto comincia a capire che ne può fare a meno.
Da quando l’eCommerce ha cominciato a battere i suoi primi vagiti ha offerto a tutti la possibilità di accorciare la catena distributiva presentando le aziende direttamente fronte consumatore. Il settore turistico-alberghiero non si è presentato certo fra i primi all’appello e, forse preferendo la trattativa telefonica con il potenziale cliente, si è rifiutato per anni di offrire un servizio di booking on-line degno di questo nome. Ancora oggi molte strutture, non necessariamente piccole, sono prive di un sistema di prenotazione via web, a malapena utilizzano la posta elettronica e posseggono siti web da brividi. Il primo paradosso di questa storia è che proprio il turismo sembra essere uno dei settori più largamente influnzati dal web sotto il profilo delle scelte e delle vendite. Reggi il resto
Dic
7
SEO e promozione turistica siciliana
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Le Regioni italiane, cui spetta in larga parte il compito della promozione turistica, spendono quasi 2 miliardi di euro l’anno (€ 1.81 mld nel 2007). E noto a tutti il ruolo che svolge il web nell’orientare e nel commercializzare servizi turistici perciò, mi son preso la briga di verificare con un gioco semplice quali risultati esprima Google alla ricerca del capoluogo di regione nel noto motore.
In realtà questa cosa è nata per caso, dovendo recarmi in Sicilia per lavoro ho pensato di fermarmi qualche giorno in più e farmi un’idea di cosa avrei potuto trovare a Palermo in pieno inverno. Così, banalmente, digito “Palermo” nella barra di Google. Mi sarei aspettato di trovare tra i primi risultati il sito ufficiale di promozione turistica regionale, invece no. Al 1° posto il sito della UEFA sul calcio, al 2° il Palermo Calcio, al 3° Wikipedia, al 4° il sito del Comune di Palermo (dove, in un sito di qualità discutibile, le info sull’Assessorato al Turismo si trovano con il lanternino e skrollando per bene la pagina), al 5° la Repubbica.it con articoli sui boss mafiosi, al 6°, finalmente, la Provincia di Palermo sul turismo, ma della Regione Sicilia nessuna traccia fino 60° posto con il portale dei “lavori pubblici”!
Quanto spende la Regione Sicilia per la promozione turistica? E’ al primo posto tra le Regioni italiane e primo spender assoluto nel 2003, 2004, 2005 e 2006 (498,7, 317,4, 348,6 e 316,4 milioni) fonte confcommercio-cnr ”la spesa delle Regioni per il turismo”.
Che dire? Bravi i curatori della search engine optimization del Palermo Calcio! www.ilpalermocalcio.it