Mag
28
“e-G8″ la battaglia per l’internet democratica non è mai finita
Archiviato in grandi manovre, internet governance | Lascia un Commento
Forse non tutti ci hanno fatto caso, ed era piuttosto difficile visto che i media lo hanno quali completamente ignorato, travolti dalle bestialità proclamate dall’attuale Presidente del Consiglio Italiano, ma a fianco del G8 di Deauville (perchè mai si chiama ancora così?) si è appena concluso a Parigi l’ e-G8.
I rappresentanti dei Governi riuniti al tavolo con i principali player mondiali per discutere i destini di internet (libera, democratica e rischiosa o controllata, eterodiretta e ancora più rischiosa?) Al tavolo a far da astanti gli altri stakeolder della rete.
Come è andato il meeting? C’è chi trova sia stata una trovata pubblicitaria di Sarkozy (che ha affidato l’organizzazione al suo amico Maurice Lévi proprietario di una delle più grandi agenzie pubblicitarie del mondo) che paventa, non senza ragione, si sia trattato di un pericoloso endorsement dell’alleanza tra governi e multinazionali (del copyright e delle reti) per mettere il mordacchio alla rete ammantandolo in prese d’atto ovvie e scontate.
La battaglia dura da oltre 15 anni ma fino a questo momento i Governi hanno prevalentemente mantenuto una posizione neutrale il rischio è che oggi non sia più così.
Per chi vuole farsi un’idea indipendente ecco un link prezioso http://radar.oreilly.com/2011/05/eg8-2011-internet-freedom-ip-copyright.html al video della conferenza stampa alternativa, riporta interventi di Susan Crawford, Lawrence Lessig, Yochai Benkler, Jeff Jarvis.
Riporto un passaggio dell’intervento di Y.Benkler, illuminante lo stato delle cose (evidenziature del sottoscritto):
“For over fifteen years now, we have seen two opposing camps around the question of internet policy.
One camp is the camp of the 20th century incumbents, who are afraid that something will change, who are afraid of the people rising to participate, afraid of the outsiders innovating, and coming from the edges, who aren’t authorized by the incumbents to innovate, who don’t have to come and say:
’Will you please implement this for me on your network?’.
These are all the companies that we see now as great: fifteen years ago they were from the outside.
That’s where the source of innovation is.
There has been an opposition between those who say “It’s going too fast, slow it down, make it manageable, make it safe’ and those who say “It’s extraordinary, it’s creative, let’s open this up, because we’re in a process of continuous experimentation, and adaptation, and learning.”
Ott
14
Che ne è stato del WiMax?
Archiviato in mercati | 5 commenti
Fino a 2-3 anni fa il WiMax era sulla bocca di tutti, almeno fino a quando, nel febbraio 2008, si è chiusa la gara di assegnazione di 35 frequenze sui 3.4-3.6 Ghz. Un incasso di 136 mln di euro, niente a confronto della gara Umts ma pur sempre una cifretta, pari al triplo di quanto incassato dalla Germania, oltre 10 volte l’incasso della GranBretagna. Grandi proclami all’avvio poi più nulla. Il WiMax da speranza anti digital-divide e per un mercato delle TLC concorrenziale e moderno, si è trasformato in chimera. Oggi sembra già tecno-trash e nessuno ne parla più. Pochi operatori attivi, pochissimi investimenti, zero diffusione dei dispositivi utente atti ad accedere alle frequenze. E dire che il bando di aggiudicazione “impegnava” gli assegnatari a una “significativa copertura territoriale” entro 30 mesi. Beh, ne sono passati 17 e cosa è successo?
Sembrano essere pochi gli operatori attivi e quei pochi non chiedono certo la visibilità degli altri operatori TLC su reti diverse. Retelit, ad esempio, sembra offrire la soluzione WiMax in provincia di Parma e in alcune aree di Milano nonostante possieda una licenza di tipo B (tutto il Norditalia e parte del Centro) dal costo di oltre 23 mln di euro. Ariadsl Spa, un altro esempio, posside l’unica licenza valida su tutto il territorio nazionale (costata circa 50 mln di Euro) ma sembra stia lavorando solo in Umbria.
In pratica, in Italia la copertura delle reti WiMax è a macchia (di un leopardo poco maculato) e, secondo alcune stime, si contano appena 20.000 utenti sul territorio nazionale.
C’è da chiedersi: cosa blocca queste aziende, che hanno investito tutte cifre ragguardevoli, dal far muovere il business e offrire servizi all’utenza italiana? Qualunque impresa che investa milioni di euro farebbe di tutto pur di velocizzare i tempi di rientro del capitale investito ma nel settore del WiMax sembrano accontentarsi di un mercato da 20.000 utenti, suddiviso in 15 imprese apparentemente operative.
E’ un problema di tecnologie? Non sembra, l’interconnessione con il WiFi è semplice e in USA dove il WiMax esiste e copre vaste aree è in commercio perfino l’iPad con nativa l’antenna WiMax.
E’ un problema di mercato? Dovrebbe essere il contrario, visto che l’Umts/Hspa è praticamente al collasso per il troppo traffico generato dagli utenti. Il WiMax poi ha indubbi vantaggi di capacità di trasporto, 7Mbit vs 2Mbit, rispetto all’Umts e spesso anche vs Adsl, potendo saltare il doppino telefonico Telecom, fonte di svariati problemi di trasporto e limite obiettivo alla diffusione di una banda larga realmente godibile.
Purtroppo, però, sembra che il mondo WiMax italiano abbia abbandonato l’idea di porsi come un’infrastruttura capillare, alternativa a quella tradizionale. E procede fin troppo lentamente da non creare sospetti nei malpensanti verso la sua reale vocazione, la connessione in mobilità.
Non conosco i piani industriali degli operatori WiMax ma, quel che è certo, è che questa situazione crea un grave danno all’utenza e al sistema Italia. Calabrò (AGCOM) non le pare il caso di richiamare le aziende assegnatarie ai loro impegni? Aspettiamo altri 13 mesi per scoprire che si è fatto poco o nulla?
Ott
13
Web adv è confermato il boom
Archiviato in mercati | Lascia un Commento
L’investimento pubblicitario su internet nei primi 8 mesi dell’anno ha registrato una crescita del 17.7% in Italia. Primi inserzionisti sono l’editoria con un + 58,5% e automotive (+27,3%). Le aziende attive sono state il 27,4% in più rispetto al 2009.
Si confermano quindi i trend già visti negli ultimi due anni e, anzi, si registra un aumento superiore alle aspettative.
La situazione del web adv si inserisce in un momento complessivamente florido per la raccolta pubblicitaria in Italia che ha fatto segnare, nei primi 8 mesi una crescita del +4,8% rispetto al 2009 superando i 5,3 miliardi di Euro. La fotografia del mercato, effettuata da Nielsen, dovrebbe far riflettere quanti stanno pensando a forme di paywall per i propri contenuti web; quantomeno per l’immediato futuro.
Set
13
E’ appena pubblicato su Wired un interessante articolo a cura di Antonella Giulia Pizzaleo del CNR - Istituto di Informatica e Telematica, contiene una presentazione del prossimo Internet Governance Forum che si terrà a Vilnius dal 14 al 19 settembre 2010 e l’annuncio dell’IGF Italia che si terrà a Roma il 29 e 30 novembre.
Per chi fosse interessato, i lavori del Forum iniziano domani mattina e la partecipazione da remoto è disponibile a partire da questa pagina www.intgovforum.org
Set
13
Giardini murati ed altri recinti
Archiviato in internet governance, politica | Lascia un Commento
Un tempo li chiamavamo walled garden ad identificare le aree cui i provider consentivano un accesso a internet in qualche modo distinto dall’accesso universale al web. Ne esistevano alcuni modelli tipici. Quello che ti permetteva un accesso sempre e comunque ad esempio anche senza aver pagato il canone al provider o quello che, in cambio di alcuni servizi “riservati”, ti chiedeva di rinunciare ad una parte della tua privacy facendoti profilare nel tuo comportamento d’utente. Tempo addietro esistevano anche provider che caratterizzavano la loro offerta come un gigantesco walled garden (vedi eBiscom e poi Fastweb) a causa di una struttura di rete impostata come una sorta di mega LAN.
Bei tempi, potremmo dire oggi alla luce dei segnali sempre più evidenti di diffusione dei giardini recintati in mille nuove forme. Non si tratta più di episodi circoscritti e noti, cui l’utente poteva aderire o meno ma di scelte strutturali che minano alla radice la libertà dell’utente e l’essenza della rete. Possiamo dire grazie a politiche conniventi e al successo di modelli di business che fanno leva sulla nostra pigrizia (materiale e intellettuale) se il web libero e aperto che abbiamo conosciuto ha imboccato il viale del tramonto.
Il documento di Google e Verizone, cui occorre dare atto almeno del non comune tentativo di trasparenza verso gli utenti della rete, né è solo un esempio, per quanto eclatante visto il valore delle imprese in campo. PI segnala l’iniziativa della americana ITA (Telecommunications Industry Association) verso la FCC (Federal Communication Commission) rea di voler introdurre una più ferrea regolamentazione della net neutrality. Secondo costoro, ma è un po’ la tesi anche di Goggle e Verizone o di AT&T, l’ostinazione liberale della politica di difesa della neutralità su internet sarebbe un limite all’espansione degli investimenti, al superamento del digital divide e minaccerebbe l’occupazione nel settore per centinaia di migliaia di posti di lavoro. Lo sviluppo futuro del web dipenderebbe dall’abolizione dei vincoli di neutralità della rete (la richiesta di un host quasiasi trova risposta da un host qualsiasi senza discriminazioni, indipendentemente dagli indirizzi di rete in gioco e dalla tecnologia usata) per passare ad una internet dove il traffico (formato prevalentemente dai pacchetti su IP di richiesta e risposta degli hosts presenti in rete) è caratterizzato da priorità diverse a seconda di chi, del dove, del come e del cosa. Sembra una questione per tecnologi ma non lo è.
E’ prima di tutto una menzogna ed un ricatto. Una menzogna tanto più evidente se valutiamo la costante crescita della domanda di banda larga nel mondo industrializzato e non. Un ricatto fatto a tutti noi che, in qualche caso (es. Italia) abbiamo anche pagato le reti, dovremmo essere pronti a pagare di più per avere servizi peggiori.
In realtà lo scopo è garantire, con una sorta di neoprotezionismo tecnologico, lo stato di cose presente. Da un lato vogliono rendere praticamente impossibile la comparsa di nuovi competitori, dall’altro fare dei provider e dei fornitori di piattaforme applicative i dominatori assoluti del mercato a scapito della parte più debole: i fornitori di contenuti.
Una guerra iniziata molto tempo fa con i primi tentativi dei provider di entrare nel business dei motori di ricerca prima, e delle piattaforme poi, tentando di imporre logiche discriminatorie attraverso la prioritizzazione del traffico internet.
Il tentativo, per quanto palese e maldestro, non si è arrestato se ancora oggi assistiamo a comportamenti come quello di Vodafone e di altri operatori vs i pacchetti Skype e VoIP o P2P in genere. “A vantaggio dei Clienti” - dice Vodafone - tagliamo le connessioni che usano troppa banda. Bel modo di garantire il servizio… togliere la concorrenza.
Ma è un comportamento residuale che potrebbe (dovrebbe) essere sanzionato a breve dalla Comunità Europea per lesione del mercato (almeno). Oggi la guerra vera ha cambiato connotati rispetto a questi acerbi stratagemmi. I provider più grossi e i big delle app hanno trovato la quadra dei loro interessi ed il boccone sono diventati i contenuti. E con loro noi, sempre più profilati e rinchiusi, sempre meno consapevoli di quello cui stiamo rinunciando pagando felici il salato prezzo di nuovi giocattoli iQualcosa.
Poche righe sopra scrivevo che la responsabilità di quanto accade è anche della nostra pigrizia. In effetti tutti siamo pronti a difendere internet libero e aperto ma, propendiamo ad avere la vita facile e tendiamo ad adagiarci sulle soluzioni preconfezionate. Così troviamo irresistibile la carrellata precotta delle app di iPhone e iPad e ci adagiamo all’interno del comodo giardino di Apple o di Facebook senza più guardarci attorno.
Quando lo faremo, e prima o poi ci tornerà la voglia di farlo, scopriremo che intorno a questo bello spazio, che crediamo nostro e pensiamo di aver costruito a nostra immagine e somiglianza, qualcuno avrà costruito delle mura alte e spesse.
Troveremo ancora così affascinante il giardino?
Scrive il direttore Chris Anderson nell’ultimo numero di Wired “il caos delirante è stata la fase adolescenziale del web”. Vedremo come sarà la sua ordinata maturità.
Ago
10
Il patto Google-Verizon preoccupa (molto) la rete
Archiviato in internet governance | Lascia un Commento
Ieri 9 agosto Google e Verizon (uno dei principali operatori di telecomunicazione americani) hanno pubblicato un documento contenente proposte comuni sul tema della Net-Neutrality. Il documento riassume le richieste presentate alla FCC* americana per la definizione di un nuovo quadro regolatorio di internet “affinchè Internet resti un network aperto”. Questi gli obiettivi (dal blog di Google) :
1. Gli utenti devono essere liberi di scegliere quali contenuti, applicazioni o dispositivi usare, dal momento che l’apertura è stata decisiva per l’innovazione esplosiva che ha reso Internet un mezzo rivoluzionario.
2. Gli Stati Uniti devono continuare ad incoraggiare sia gli investimenti che l’innovazione a supporto dell’infrastruttura di banda larga; ciò è imperativo per garantire la competitività a livello globale.
Al punto 1 una dichiarazione di principio giusta, quasi scontata, e al punto 2 una richiesta legittima. Allora dove sono le ragioni di preoccupazione? Read more
Ago
9
Lasciamo Azuni riposare in pace
Archiviato in internet governance | Lascia un Commento
Il prossimo Internet Global Forum si riunirà a Vilnius a metà settembre. Vi parteciperanno delegazioni nazionali ufficiali certamente apportatrici di tanti bei contribuiti sulla libertà di accesso e la neutalità. Nel frattempo Google cede alla Cina, RIM (quella di Blackberry) all’Arabia Saudita. Ovvero l’internet governance dei fatti la stanno imponendo le grandi strutture globali che pur di mantenere i mercati non esitano a vendere gli utenti al miglior offerente e ai Governi.
In Italia, nel nostro “piccolo”, il Ministro Brunetta lancia il suo documento “beta” di definizione della “internet governance”, tirando in ballo l’inconsapevole sardo Azuni. Un documento che, badate bene, tutti potranno discutere e commentare o emendare per ben 30 giorni in questo agosto, tradizionalmente il mese in cui gli italiani hanno l’attenzione concentrata sul tema. Read more
Mag
18
Quattro ragazzotti newyorkesi hanno lanciato “diaspora” il p2p nei social network, “ovviamente” open source. Lo hanno fatto appoggiandosi a kickstarter, una formidabile piattaforma per il funding di una idea creativa.
Hanno chiamata “diaspora” questa loro idea ma, non fatevi ingannare dal nome per me poco attraente (forse loro lo trovano benaugurante) il progetto è davvero interessante.
Come in una qualunque rete peertopeer chi aderisce al netweork crea un proprio nodo (gli autori lo chiamano “seed”, seme). Il nodo contiene le info personali, aggregherà tutte le informazioni provenienti dai social network, ma soprattutto vi permetterà di gestire in proprio il vostro grafo sociale. E’ questo il punto: la mia rete di connessioni sociali non è gestita altrove ma è totalmente sotto il mio controllo. La mia rete mi continua ad appartenere. I diasporini così si esprimono: “la nostra vita sociale reale non ha dirigenti centrali, e la nostra vita virtuale non ne ha bisogno“. E’ un concetto affascinante, no? Read more
Mag
7
Il grande facilitatore nelle intranet 2.0
Archiviato in intranet | Lascia un Commento
Il paradigma 2.0 in azienda supporta la nascita di nuove comunità che condividono interessi, competenze, ed esperienze comuni incentivano nuove dinamiche collaborative, trasversali rispetto agli usuali schemi gerarchici piramidali. Non è altro che un parallelo con quello che avviene nella vita dei dipendenti fuori dall’azienda, nell’ambito degli interessi, delle passioni, delle amicizie. Non vi è differenza, da questo punto di vista, tra chi è all’esterno e chi è all’interno e vive la realtà aziendale.
Occorre comprendere la portata storica di questa condizione e saperla usare nel concepire strumenti come le intranet 2.0 Questo compito spetta in primis alle Risorse Umane, non alla direzione ICT.
Il dato da cui possono partire è lo straordinario successo del “social” fuori dall’azienda, accompagnato dalla dilagante diffusione di device informatici di alto livello qualitativo usati nella vita quotidiana.
Si tratta, molto spesso, di strumenti di qualità più alta di quelli disponibili in azienda. Quanti hanno un iPhone o un notebook aziendale e quanti invece l’hanno acquistato per proprio uso e consumo? Quanti hanno 1 terabyte di spazio disco nel server e 8 Gb ram nel PC aziendale? Quanti hanno accesso alla rete wifi sul posto di lavoro e quanti ce l’hanno in casa per connettere pc fisso, ps mobile, smartphone e tv? Quanti hanno accesso ad una piattaforma di unified communication & collaboration aziendale e quanti usano per scopi personali skype, youtube, friendfeed, dropbox, vimeo, facebook, ning, google docs, linkedin? Read more
Apr
15
Minacciato il giudice che ha condannato Google
Archiviato in internet governance | Lascia un Commento
A tre giorni dal deposito della sentenza di condanna di due dirigenti di Google Italia il giudice Masi è stato oggetto di minacce via fb. Un atto stolto e grave. La sentenza può e deve far discutere, può anche sollevare contestazioni ma, il Giudice ha agito secondo diritto.
Sembra difficile sostenere per Google il ruolo di un mero “trasportatore passivo”. Google infatta tratta i dati perche indicizza, associa e contestualizza con i contenuti (dati) i messaggi pubblicitari ottenendone il giusto lucro. D’altra parte è impensabile e ridicolo pretendere un controllo preventivo sulla liceità dei contenuti da parte di chicchessia perchè, oltre ad essere impossibile tecnicamente, ne andrebbe della libertà di espressione, della libertà d’impresa e, di fatto, anche della tutela della dignità delle persone.
Pertanto IL problema è la Legge sulla Privacy che, nella sua attuale formulazione attribuisce ingiuste e stupide (ma oggi non illegittime) responsabilità ai gestori di servizi di sharing. Pur dubitando delle capacità, della celerità e soprattutto della volontà di buona parte dei nostri legislatori, dovrà essere chiesta a gran voce una revisione di norme ormai inappropriate a governare la realtà.
Una revisone normativa che comprenda il giusto diritto di ciascuno alla tutela della proprio privacy e l’indispensabile agibilità della libera espressione e della circolazione delle informazioni (in senso tecnico non di merito) su internet.
Mar
10
Friuli Venezia Giulia batte Lombardia 49,9 a 49,4
Archiviato in delle statistiche | Lascia un Commento
Ebbene sì, secondo i dati appena pubblicati da Audiweb (www.audiweb.it) nella piccola regione dell’estremo nordest abitano relativamente più internauti (termini insulso ma chiaro) che nella patria nostrana del web. In Friuli VG il 49,9% della popolazione si è collegata ad internet nel mese di gennaio 2010 contro il 49,4% della popolazione lombarda. Questo dato dovrebbe far riflettere un la nostra Pubblica Amministrazione e le nostre Aziende ancora molto, troppo, lontane dall’aver preso seriamente in considerazione le opportunità del web 1.0 … per non parlare del 2.0
Tornando ai dati, nel mese di gennaio 2010 risultano 23,2 milioni gli utenti attivi, con un incremento del 12% rispetto a gennaio 2009. Nel giorno medio risultano 11,3 milioni gli utenti attivi, per 1 ora e 43 minuti e con 181 pagine viste per persona. Tutti i valori risultano in crescita confrontati con il mese di gennaio 2009: gli utenti attivi nel giorno medio crescono del 20%, così come il tempo speso (+8%) e le pagine viste (+3%). Read more
Mar
5
ISOC: Riaffermazione dei Principi Fondanti la Rete Internet
Archiviato in internet governance, legislazione | Lascia un Commento
ISOC Italia, delegazione nazionale di Internet Society,
preso atto del dispositivo della sentenza di primo grado, emessa il 24 febbraio scorso dal Tribunale di Milano, che ha condannato tre dirigenti di Google per violazione delle norme sulla privacy, a causa di un video rimasto presente per alcune settimane nel 2006 sul sito di Google Videos, che riprendeva un minore affetto da autismo, insultato e offeso da quattro studenti di un istituto tecnico di Torino,
RITIENE DI DOVER TORNARE AD AFFERMARE ALCUNI PRINCIPI FONDANTI E IMPRESCINDIBILI PER CONSERVERE LA LIBERTA’ E LE POTENZIALITA’ DELLA RETE INTERNET
[1] la rete deve rimanere aperta; nessun ostacolo deve essere posto alle sue potenzialità ed al suo uso ad esclusivo beneficio della comunità; Read more
Feb
27
Ancora sul caso Google
Archiviato in internet governance | 2 commenti
Come era prevedibile fa molto discutere in rete la sentenza del Tribunale di Milano che ha condannato in primo grado tre dirigenti di Google. Tralasciamo le ipotesi sconnesse che circolano in rete, inaccettabili perchè le motivazioni della condanna non sono ancora state depositate. Come ho già avuto modo di scrivere il punto è il seguente: Google, con il servizio Video, è un intermediario passivo che offre un puro servizio di interconnessione e hosting o tratta i dati?
Matt Sucherman, VP and Deputy General Counsel - EMEA di Google, in un post del 24 feb. su Google Italia Blog giudica che “in sostanza questa decisione significa che i dipendenti di piattaforme di hosting come Google Video sono penalmente responsabili per i contenuti caricati dagli utenti” Prosegue citando a sostegno la legislazione europea che “è stata definita appositamente per mettere gli hosting providers al riparo dalla responsabilità, a condizione che rimuovano i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza“.
Oggi, su Radio 24 è andata in onda una intervista al Procuratore Aggiunto Alfredo Robledo che ha seguito le indagini e qualche argomento in più c’è per far luce sulla vicenda. Secondo il dr Robledo, Google Video tratta i dati perchè “non si limita a mettere in comunicazione i soggetti in modo indifferente ai contenuti da loro immessi, come fa eBay per esempio, ma trae un vantaggio economico dai contenuti che veicola con il servizio di Google Video e così tratta i dati“.
C’è evidentemente una diversità di interpretazione dell’attività di Google tra l’azienda e i Giudici di Milano. Se da un lato è palese la ragione dell’interpretazione, diciamo “restrittiva” al ruolo di semplice hosting, che Google dà della propria attività d’impresa per i contenuti Video, dall’altro non è altrettanto chiaro come i Giudici siano giunti a definire “trattamento” il lavoro che Google compie sui dati. E’ anche il paragone, per caso contrario, con eBay che lascia perplessi.
Ammettendo che si dia la forma di “trattamento”, ad esempio con indicizzazione e contestualizzazione dell’advertising come fa Google, si aprirebbe un problema enorme di applicabilità della norma. E’ impensabile che Google, come chiunque altro, abbia un controllo ex-ante dei contenuti generati dall’utente.
Feb
25
Google condannata: sentenza che può far discutere
Archiviato in internet governance, legislazione | Lascia un Commento
Tocca nel vivo uno dei problemi più attuali di internet la sentenza del tribunale di Milano che ieri ha condannato tre dirigenti di Google Italy per violazione della privacy. Il procedimento si riferisce alla vicenda, datata 2006, della pubblicazione su Google Video (servizio oggi sospeso a favore di YouTube acquistato da Google nel giugno 2006) di un filmato che mostrava un minore autistico insultato e picchiato da quattro coetanei all’interno di una scuola di Torino.
Ai dirigenti sono stati inflitti mesi 6 di reclusione, con il beneficio della condizionale, per “violazione della privacy”, mentre sono stati assolti dal reato di diffamazione. Ricordiamo che i responsabili, gli autori del video, sono stati condannati in altro procedimento, in virtù della minore età, a 11 mesi di lavori socialmente utili.
La vicenda ha suscitato anche la reazione dell’ambasciatore USA in Italia David Thorne: “Pur riconoscendo la natura biasimevole del materiale - precisa l’ambasciatore - non siamo d’accordo sul fatto che la responsabilità preventiva dei contenuti caricati dagli utenti ricada sugli internet service provider”.
Per la Legge italiana questo genere di responsabilità ricade su chiunque gestisca un blog o un sito, che viene oggi equiparato ad un editore. Read more
Feb
4
Si è appena conclusa a Milano la presentazione del 3° Osservatorio Multicanalità presso al School of Management del Politecnico dal titolo “Multicanalità: orgoglio o pregiudizio?“. Il dato più eclatante? Nei processi di informazione, relazione, condivisione e acquisto che misurano il rapporto di coppia brand/pubblico si sono affermati nuovi paradigmi che ormai coinvolgono il 40% della popolazione italiana. Circa 8.5 milioni di persone vivono nei confronti dei brand una dimensione co-creativa. I dati si basano su ricerche sul campo condotte da Nielsen per l’Osservatorio.
Il tema merita giustamente l’attenzione delle imprese di ogni dimensione perchè, anche se non tutti se ne sono accorti, qualcosa sta cambiando e molto rapidamente.
Innanzi tutto cosa si intende per “multicanalità” in comunicazione? E’ la capacità di disegnare un’esperienza di marca agendo su più punti di contatto, su più contingenze interattive e co-creative. Non basta più considerare linearmente i diversi canali di comunicazione e realizzare un efficace media-mix per creare una efficace relazione con il pubblico. Non si tratta più di aggiungere il “nuovo” canale al vecchio adv. Read more